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Inter, Chivu dopo lo scudetto: “Questo trionfo è dei ragazzi”

San Siro è ancora pieno di voce quando Cristian Chivu alza una mano alla curva e poi scompare nel tunnel. Un gesto sobrio, quasi alla Mourinho. Fuori resta il boato, dentro resta il respiro di chi ha appena messo il tricolore in bacheca e preferisce lasciare la scena ai suoi ragazzi

Si capisce subito che Chivu sta scegliendo una strada diversa. La curva lo chiama, lui abbraccia l’aria, sorride, ringrazia. Poi rientra negli spogliatoi. Dice che voleva “essere bello e figo” per le interviste, che è passato dal barbiere, che i capelli bianchi non gli pesano.

Inter, Chivu dopo lo scudetto: “Questo trionfo è dei ragazzi” (AnsaFoto) – calcionow.it

Si concede una sigaretta, chiede scusa. Un’immagine concreta. L’allenatore che allenta la tensione dopo novanta minuti, senza armature.

Il contesto è enorme. L’Inter ha appena chiuso la pratica. La stagione, parola sua, è stata una maratona. Semplice da dire, durissima da correre. Tra gennaio e febbraio, ricorda l’allenatore, è arrivata una striscia di 14 vittorie su 14. Un ritmo che sposta gli equilibri. Non tutto però è filato liscio: la squadra ha accusato l’uscita dalla Champions e una sconfitta nel derby, ma è rimasta in piedi con dignità. Questo dettaglio conta. Dice come si costruisce un titolo: non solo con i picchi, ma con il modo in cui assorbi le crepe.

A metà serata arriva il nucleo del discorso. “Questo trionfo è dei ragazzi”. Chivu lo ripete con calma. Si toglie dal centro, spinge avanti chi ha corso, sbagliato, rimesso a posto le cose. In conferenza stampa fa parlare il suo staff. Un gesto preciso: i meriti vanno distribuiti, non incollati alla sedia del capo.

E c’è anche un passaggio che segna la memoria collettiva: “I nostri tifosi hanno subìto la narrativa delusa dell’anno scorso, gli sfottò. I ragazzi sono stati bravi a rinascere e a ritrovare le motivazioni”. È qui che la festa trova senso. Non nell’istante del trofeo, ma nel percorso che riscatta uno sguardo.

Chivu entra così nel club ristretto dei tecnici capaci di vincere al debutto sulla panchina nerazzurra. Il primato specifico appartiene agli almanacchi; il segno, però, è netto. E per chi tiene ai dettagli: il conteggio delle vittorie consecutive e dei record citati risale alle sue parole nel post-partita.

Metodo Chivu: empatia, disciplina, zero ego

“Qualche anno fa ho dovuto parlare con me stesso per una questione di vita o di morte e ho perso l’ego”. Qui c’è il metodo. A volte bastoni, a volte carote. Regole chiare, empatia, scelte lineari. L’allenatore romeno non insegue il consenso esterno. Lavora su quello interno, che è l’unico che regge a maggio.

Lo si legge anche in un dettaglio della festa: pensa alla finale di Coppa Italia, preferisce che l’affetto scenda in campo solo per i giocatori. La frase che resta è antica e sempre vera: “Sono i bravi giocatori a far vincere gli allenatori”.

Nel mezzo scorrono immagini facili da riconoscere: la curva, le luci che cambiano San Siro, gli abbracci negli spogliatoi, la risata liberatoria. Ma il tono resta asciutto. Niente proclami. Solo gratitudine. Per i predecessori che hanno lasciato basi solide. Per chi in settimana studia, corregge, insiste. Per i “ragazzi”, parola-chiave di ogni allenatore che sente la squadra come comunità.

È curioso come una semplice sigaretta accesa a testa bassa diventi la metafora di tutto: spegnere le luci su di sé, accenderle sugli altri. Nel calcio di oggi, dove si vende il personaggio prima della partita, non è già una piccola rivoluzione?

Antonio Papa

Giornalista pubblicista dal 2010, "fratello maggiore" di tanti redattori del network, autore di trasmissioni televisive. In TvPlay sono, insieme a Claudio Mancini, il conduttore di FantaTvPlay, di "Chi Ha Fatto Palo" e di altri format creati da noi. Sono una persona che ha fatto della scrittura la sua ragione di vita, coronando un sogno che avevo fin da bambino. Il mio motto è “lavorare seriamente senza mai prendersi sul serio”. Cerco di trasmettere la mia passione e il mio entusiasmo alle persone che lavorano con me: quando ci riesco… ci divertiamo!

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