Vuskovic: Il Rimpianto delle Squadre Italiane e l’Ambizione di De Zerbi per Oltre 50 Milioni di Euro

Una promessa che scivola via, un progetto che prova ad afferrarla: la storia di un centrale croato inseguito, desiderato, rimandato. E ora valutato quanto un attaccante. È il calcio che corre più veloce dei rimpianti.

C’è un nome che torna nei taccuini: Vuskovic. Un difensore croato cresciuto nell’Hajduk Spalato, fisico lungo (quasi due metri), gioco pulito, testa alta. Lo abbiamo visto ai Mondiali giovanili, contro avversari più esperti, senza perdere misura. Si è preso il campo con naturalezza. Dettagli semplici, ma parlanti: distanze corte, primo controllo orientato, scelta di tempo sulle palle alte. Le qualità che fanno scattare un messaggio sul telefono degli scout: “Va seguito”.

In Italia non è un nome nuovo. Anzi, è un promemoria che pizzica. In passato Massara lo aveva messo sul tavolo del Milan. Osservazioni, contatti, una pista che si è scaldata e poi affievolita. Budget rigidi, priorità di reparto, l’eterna attesa di un’occasione “giusta”. Il risultato lo conosciamo: altri hanno accelerato, altri hanno investito. E oggi quel dossier pesa come una valigia dimenticata sul binario.

Perché piace così tanto

Parliamo di un centrale moderno. Sa gestire l’uscita bassa, non butta via il pallone, copre la profondità con falcate lunghe. Il piede è educato, la postura è quella di chi ha studiato difesa e costruzione nella stessa stanza. Dati concreti? Ha debuttato giovanissimo in prima squadra, ha messo insieme minuti veri in contesti competitivi, ha affrontato palcoscenici internazionali di categoria. Nulla di gonfiato: progressi anno su anno, un profilo che incrocia i bisogni del calcio di oggi.

E poi c’è il carattere. Non sceneggiate, non frenesia. Ritmo interiore stabile. Le piccole cose che contano: una scivolata in meno, un anticipo in più, le spalle squadrate quando serve. È qui che molti dirigenti europei hanno visto margine. Non il colpo da social, ma la continuità. Il tipo di calciatore su cui costruisci, non soltanto su cui scommetti.

A questo punto entra l’altra metà della storia. E non è un dettaglio.

Il rimpianto italiano e l’ambizione di De Zerbi

La Serie A ha seguito, ha trattato, ha esitato. Nel frattempo il mercato inglese si è mosso con la consueta decisione. In cima alla lavagna resta un nome che attira giocatori che sanno giocare a calcio: De Zerbi. Il tecnico italiano piace proprio a chi ama i difensori pensanti. Le voci più insistenti raccontano di una valutazione che sfiora e può superare la soglia degli oltre 50 milioni. Ad oggi, nessun numero ufficiale è stato confermato. Ma la traiettoria è credibile: il prezzo dei centrali under 21 esplosi in contesti di alto livello si muove su quelle cifre.

Non è solo un’asta. È un’idea di calcio. De Zerbi chiede difensori che inizino l’azione, che reggano l’uno contro uno, che sappiano leggere le pressioni. Vuskovic, per caratteristiche, abita quel vocabolario. E questo spiega perché un club disposto a investire sul progetto tecnico prima ancora che sulla “firma” guardi a lui con decisione.

E l’Italia? Qui affiora il rimpianto. In un campionato che difende bene per tradizione, si è perso il coraggio di anticipare. Quando il prezzo è ancora umano, quando il rischio è accettabile, quando l’allenatore può modellare. Adesso la fila è lunga, la cifra è alta, il margine si è assottigliato. Succede spesso: lo vedi da vicino, lo capisci, lo lasci andare.

Mi è rimasta un’immagine dei Mondiali giovanili: tribune semivuote, un pomeriggio umido, e quel ragazzo che apre col piatto destro per superare la pressione. Silenzio, poi un mormorio breve, quasi di riconoscimento. Ecco, forse è questo il punto: lo riconosci quando lo vedi. La domanda è se avremo ancora il coraggio – e il tempo – di riconoscerlo prima degli altri.