Niente Champions, niente trofei e un’altra separazione. Mourinho lascia il Fenerbahce con due primati che raccontano più di mille parole

José Mourinho non è più l’allenatore del Fenerbahce. La decisione è arrivata dopo l’eliminazione dai preliminari di Champions League contro il Benfica, una sconfitta che il tecnico portoghese aveva liquidato con poche parole: “Ha vinto la squadra più forte”. Un epilogo secco che ha anticipato l’ufficialità: contratto interrotto, ringraziamenti di rito e via verso una nuova tappa.
L’avventura in Turchia è durata appena un anno. Mourinho era arrivato a Istanbul il 1° luglio 2024, reduce dai sei mesi di pausa seguiti all’addio alla Roma. Con il Fenerbahce ha collezionato 62 partite, chiudendo con un secondo posto in campionato e un cammino europeo che si è fermato agli ottavi di Europa League.
Risultati che non hanno convinto la dirigenza, decisa a cambiare dopo la mancata qualificazione alla Champions. Evidentemente le voci che lo vogliono molto vicino al Nottingham Forest non sono così lontane dalla realtà e forse i dirigenti turchi hanno valutato che Mou fosse un po’ condizionato da questo interesse dalla Premier.
Lo Special One resta un allenatore che ha scritto la storia, ma il suo presente parla un linguaggio diverso: meno trofei e più comunicati di separazione. Un copione che nessuno si aspettava vent’anni fa, quando si presentava come l’uomo che cambiava le regole del gioco.
Mourinho, che brutta fine: il record di esoneri e quello di buonuscite
Quello di Istanbul è il settimo esonero di Mourinho in carriera. Un numero impressionante per chi per anni ha rappresentato l’immagine stessa del successo. In Italia, tanto per fare un paragone, il recordman è Marco Giampaolo con nove esoneri, ma il peso specifico dei due curricula è ben diverso.

L’allenatore che si definiva “Special One” oggi è sempre più legato a una lunga serie di addii anticipati. La sua ultima vera impresa europea resta la Conference League vinta con la Roma, nella storica finale di Tirana del 2022. Da lì in poi, il legame con i trofei si è fatto sempre più debole: niente Champions dal 2020, quando allenava il Tottenham, e piazzamenti che non hanno lasciato traccia.
Se in campo i numeri sono in calo, fuori dal campo Mourinho continua a stabilire primati particolari. Con la separazione dal Fenerbahce, la cifra complessiva delle buonuscite incassate nei suoi contratti sfiora ormai i 100 milioni di euro. Una somma gigantesca, che racconta quanto sia costato a club di mezza Europa chiudere in anticipo con il tecnico portoghese.
Dall’Inter al Real Madrid, passando per Chelsea, Manchester United, Tottenham e Roma: ogni volta che è arrivato l’esonero, Mou ha salutato con un assegno pesante. È diventata una costante della sua carriera recente, quasi una controparte economica ai successi sportivi che si sono via via diradati.
E ora? Ora si apre un nuovo capitolo. C’è chi lo vede ormai buono solo per l’Arabia Saudita, chi pensa che davvero quel ritorno in Premier League sia possibile, chi a scenari da selezionatore. Di certo i due record emersi oggi sono la rappresentazione fedele della fase più controversa della sua carriera.